Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, X.djvu/214

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Rob. Per dirla, mi pare che delle dodici del letto se ne potrebbe levare un paio almeno per la conversazione.

Viol. Ma sono avvezza così.»

Gis. Si potrebbe conciliare una cosa coll’altra. Non è incompatibile letto e conversazione.

Viol. Sì, sì, per la cioccolata.

Rob. Bravissima! la conversazione della cioccolata.

Gis. Grande spirito! gran prontezza ha madama!» (A. I, Sc. IX)

Buon per lei che don Fausto, il quale n’è ingattito, ma all’opposto degli altri due spicca per sincerità, costanza e disinteresse, termina con l’aprirle gli occhi; sicchè la vedovella si rimette sulla buona via, gli dona il suo cuore, e la tela cala sopra un bello e bravo matrimonio.

Della commedia che fu, secondo c’informa Goldoni, la prima scritta per il teatro Vendramin (Ed. Pitteri, t. I, pp. 184-185), non rimase peraltro altrettanto contento il pubblico. Già alla prima recita «andò a terra, cosa già da me preveduta; ond’ebbi per mia disgrazia anche il rammarico di veder verificato il prognostico» (Mem. II, XVIIMemorie di Carlo Goldoni). E dell’insuccesso incolpa i comici non ancora istruiti quanto quelli del Sant’Angelo; e la maggior vastità del San Luca «per cui in esso le azioni semplici e delicate, le furberie, gli scherzi, il vero genere comico vi perdevano molto» (Mem., ibid.). Certamente la commedia non è delle sue migliori, ma hanno torto il Klein (Gesch. d. ital. Dr. III, p. 450) e il Rabany (C. G. ecc., pp. 347-48) a valutarla tra le più deboli; almeno a noi non sembra tale, sia per la bella evidenza dei caratteri, ancorchè non originali, sia pel dialogo mai stiracchiato. Nè per le arrischiate proposte di donna Elvira arricceremo il naso con lo schizzinoso Schedoni (Princ. mor. del teatro, Modena, 1828, p. 71). Osserveremo piuttosto, per tornare all’argomento della originalità, che secondo il Merz (C. Gold. in seiner Stellung ecc., p. 25) già il Mahrenholtz (nel suo Molière’s Leben und Werke, Heilbronn, 1881, p. 36) notò qualche concordanza fra la Donna di testa debole e Les Femmes Savantes, concordanza registrata anche dal Rabany. Ozioso poi l’aggiungere qui che la satira delle dottoresse era comune nel seicento e nel settecento anche fuori del teatro, nei pseudoepistolari e in qualche romanzo. Del resto, pure nella raccolta del Gherardi, c’imbattiamo in una Fille savante di Eatouville, recitata nel Teatro Italiano di Parigi l’anno 1690. Ma c’è ben più: la Donna di testa debole ci richiama alla memoria la Dottoressa preziosa del Nelli, cui d’altronde servirono, a quanto confessa egli stesso «di lume e di esemplare Les Précieuses e Les Femmes savantes di Molière» (nella prefazione alla commedia, in Comm. di J. A. Nelli, Vol. 3.°, Bologna, Zanichelli, 1899). Infatti nella produzione del Nelli la saccente Saforosa sproposita quanto la Violante nella commedia del Nostro; Petronio, padre della Saforosa, tiene su per giù alla figlia lo stesso predicozzo (A. I, sc. 3.a) di Pantalone alla Violante; il poetastro Terenziano è del medesimo stampo dell’ignorantissimo Pedrolino; persino le due cameriere, Plautina della commedia toscana e l’Argentina della goldoniana, si direbbero due corpi in un’anima. Il solo don Fausto, innamorato anche lui come Cleante della rispettiva vedovella, è creatura di Molière anzichè del Nelli; e crediamo bene s’apponga il Toldo, quando dopo una sottile disamina, conchiude che il Geronte del Bourru bienfaisant non ha alcun rap-