Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, X.djvu/401

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IL FILOSOFO INGLESE 391

SCENA VIII.

Il signor Saixon, poi Birone.

Saixon. Mia moglie a non badarle con questi versi insegna.

Tarocca, non le bado, e poi meco si sdegna.
È pazza. Ehi dal libraio. (alla bottega del libraio)
Birone.  Signor, che mi comanda?
Saixon. Dov’è Jacob? si sa?
Birone.  Chi è che lo domanda?
Saixon. Sono io.
Birone.  Se siete voi, potete andar là dentro.
Milord morto lo vuole.
Saixon.  Di milord non pavento.
(entra nella bottega del libraio con Birone)

SCENA IX.

Madama di Brindè sulla loggia.

Non vedesi Jacobbe, che mai sarà di lui?

Qual son per sua cagione inquieta unqua non fui.
Posso cangiar la brama, posso frenar l’amore;
Ma dileguar dal seno non posso il mio timore.
Mi pesa e mi addolora l’essere di lui priva;
Almen per mio conforto resti Jacobbe, e viva.

SCENA X.

Milord Wambert dalla parte del caffè, e detta.

Milord. Quanti pensieri in mente! quanti rimorsi al core!

M. Brindè. (Milord giunge opportuno. Gli parlerò). Signore, (a Milord)
Milord. Madama. (inchinandosi)
M. Brindè.  Bramerei, se lice, ragionarvi.
Milord. Eccomi a cenni vostri. (vuole avviarsi verso la casa)
M. Brindè.  Non voglio incomodarvi.
Verrò, se mi attendete, io stessa in su la strada, (entra)