Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, X.djvu/405

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IL FILOSOFO INGLESE 395
M. Brindè. (Ah, voglia il ciel che in lui cambisi il rio consiglio.

La pace a noi si renda; e tronchisi il periglio).
(da sè, e siede)

SCENA XIII.

Rosa sulla loggia con due lumi di cera custoditi dal vetro, con un Servitore, col quale vanno preparando una tavola per la cena del signor Saixon; e detti.

Rosa. Presto, qui si prepari per il padrone il desco;

A cena vuole andare, e vuol mangiare al fresco.
(preparano la tavola)
M. Brindè. (Tarda Jacobbe ancora! Lo avran pure avvisato). (da sè)
Rosa. Dite al padron che venga, che tutto è preparato.
(il servitore parte)
Questo arrostito bove, questo bodino inglese,
Son le vivande eterne, che si usano in paese.
Stupisco che il padrone non se ne stufi mai;
Ma s’egli mangia poco, il ber gli piace assai, (parte)

SCENA VIV.

Madama di Brindè, Milord Wambert, poi Birone.

M. Brindè. Birone? (chiama)

Birone.  Mia signora.
M. Brindè.  Di’ a Jacob che si aspetta.
Birone. Ora glielo dirò.
Milord.  (Madama ha una gran fretta), (da sè)

SCENA XV.

Il signor Saixon sulla loggia, col Servitore per servire
a tavola; ed i suddetti.

Saixon. Oh, qui con questo fresco stasera mi consolo,

Sto ben quando la moglie mi lascia mangiar solo.