Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1910, X.djvu/410

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400 ATTO QUINTO

SCENA XIX.

Madama di Brindè, Milord WAMBERT, Jacobbe Monduill, madama Saixon, il signor Saixon.

M. Brindè. Il rossor li confonde.

Jacobbe.  Non san che replicare.
M. Saixon. Son furbi.
Saixon.  Son bricconi.
Milord.  Io li farò esiliare.
Jacobbe. Signor, sperar mi fate, che rendermi giocondo
Possa il perdono vostro? (a milord Wambert)
Milord.  Per or non vi rispondo.
Madama, io deggio a voi una risposta certa.
Lo stil con cui parlaste odio da me non merta.
Colpa è del mio destino, se me voi non amate;
Non voglio violentarvi, in libertà restate.
Torno ad aver per voi, tratto dal sen l’affetto,
Come risolsi un tempo, la stima ed il rispetto.
M. Brindè. Meno da un cuor gentile sperar non si potea.
Signor, se egli vi offese, dunque son io la rea.
(accennando Jacobbe)
Attende anch’ei da voi una risposta onesta,
Che l’animi e il consoli.
Milord.  La sua risposta è questa.
(porge una carta a Jacobbe, e parte)
Saixon. Mangiato ho a sufficienza. Non voglio mangiar frutti.
(parte)
M. Saixon. Anch’io sto ben così. La buona sera a tutti. (parte)

SCENA XX.

Jacobbe Monduill e madama di Brindè.

M. Brindè. Che sarà mai, Jacobbe?

Jacobbe.  Oh provvidenza eterna,
Che il mondo e gli elementi e gli animi governa!