Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/104

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98 ATTO QUINTO


SCENA VI.

Il Conte e detti.

Conte.

Basta così, per ora. Sospendano, signori.
Vadasi a cena, e diasi riposo ai sonatori.
Dopo quel della cena brevissimo intervallo,
Si tornerà a riprendere, finchè vi piace, il ballo.

Contessa.

Le dame favoriscano d’andar, s’è loro in grado.

Marchesa.

Io non mi fo pregare. (s’alza e parte)

Baronessa.

 Sì, Contessina, io vado.
(s’alza e parte)

Rosimena.

Don Peppe, don Peppino, favorite la mano.
II ballo mi ha stancata; servitemi pian piano.

Peppe.

Andiam, come v’aggrada.

Rosimena.

 Seguitemi, figliuola.
(a donna Stellina, alla quale il ballerino porge la mano)
Lasciatevi servire. (Quel giovane consola).
(parte con don Peppe)

Stellina.

Signor, bene obbligata; se degnasi onorarmi,
La prego qualche volta venire a ritrovarmi.
(parte col ballerino)

SCENA VII.

La Contessa, Madama, il Conte.

Contessa.

(Poca prudenza è questa di donna Rosimena,
Condurre una fanciulla al ballo ed alla cena). (da sè)

Madama.

(L’ultima son di tutti, e nulla a me si dice?) (da sè)

Conte.

Non passa, non fa grazia madama Doralice?

Madama.

Non ceno mai, Contessa, e poi sturbar io dubito...
Don Alessio dov’è?

Contessa.

 Vado a chiamarlo subito.
(le fa una riverenza e parte)