Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/112

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quella di donna Rosimena (Not. ist. dei Com. ital., pp. 284-285). Ma certamente il Landi nel 1753-54 trovavasi ancora nella compagnia Medebach; e crediamo invece vestisse i panni della Rosimena Pietro Gandini, una specie di Fregoli del settecento, «abilissimo nel trasformarsi a vista degli spettatori in diversi curiosi personaggi» (Bartoli, ibid. pp. 521); e ce ne fa fede Midonte Priamideo, ossia il conte Pietro Verri, con questi due versi del suo poemetto: La vera Commedia, edito a Venezia nel 1755 e ristampato in alcune edizioni delle opere goldoniane:

          «Nel tuo Festino ha tratti sì naturali e fini
          Ch’io contrastar non posso la lode al tuo Gandini» .

Pure a Milano cinque volte in pochissimi giorni il pubblico lo volle dagli artisti rappresentato (Goldoni, nella più volte cit. prefaz. in ediz. Pitteri). A Bologna doveva darsi il 2 maggio 1755 dalla compagnia detta di S. Luca, capocomico il Lapy; «ma essendo la vigilia del Corpus Domini, l’Arcivescovo non permise la recita» (Ricci, I teatri di Bologna, p. 171). A Roma nel 1756 (Cametti, Crit. e sat. teatr. nel settecento, p. 5) dovette Goldoni ridurla in prosa, ma non ci consta se e dove tale versione ora si trovi; bensì ne conosciamo una dell’udinese Francesco Rota, conservataci nel Museo Correr di Venezia (Codice Cicogna MDCCCXC - 2601) della quale diede notizia il Foffano (Due documenti goldoniani, in N. Archiv. Ven., t. XVIII pp. 220 - 33). A Firenze venne recitata il 20 aprile 1776 al teatro di via del Cocomero dalla compagnia di Giovanni Roffi, nella quale distinguevasi il bravo Jacopo Corsini (V. Bartoli, op. cit., p. 184), che illustrava con un’ottava le commedie sera per sera; e questi versi improvvisò a proposito del paralitico don Peppe, cui si suppone abbia dato motivi di gelosia quella pazza vecchiarella della Rosimena (Ottave cantate nel T. di via del Cocomero dal comico sig. Jacopo Corsini, s. l. nè a.):

         «Di donna Rosimena si riseppe
          Che ammette in casa sua gli amici a truppe.
          Io che son uom da non piantarmi zeppe
          Non vuo’ questi pasticci e queste zuppe.
          Finalmente con Lei e con don Peppe
          L’amicizia finì, l’amor si ruppe,
          E poi con quella Vecchia mangiapappe
          Non si può far più il chiasso con le Nappe».

Nè di altre rappresentazioni del Festino potemmo rilevare (se pure non gli si cambiò il titolo), quando ne leviate che la Compagnia Reale Sarda l’aveva l’anno 1 824 nel suo repertorio (Costetti, La Comp. R. Sarda, p. 48); e che comparve sotto forma di dramma giocoso per opera dello stesso Goldoni e sotto lo stesso titolo al teatro Ducale di Parma nel 1757 con musica di Giovanni Ferrandini (Musatti, I dr. musicali di C. Goldoni). Il Festino è dedicato «al nob. ed ornatissimo cavaliere il sig. conte don Pietro Verri, patrizio milanese» cui Goldoni si professa assai grato per gli elogi prodigatigli nel già ricordato poemetto; ragiona a lungo della poetica,