Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/132

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124 ATTO PRIMO


Orazio. In confidenza. A questi1 nostri soldati che cosa daremo da mangiare e da bere?

Brighella. Per darghe da bever ghe penso mi; basta che vussioria ghe daga da magnar.

Orazio. Anche il bevere non è poco. Hai tu qualche buona cantina a tua disposizione?

Brighella. Qua poco lontan gh’è un pozzo d’acqua fresca, dolce, che la consola.

Orazio. Eh, barzellette! pensa tu se costoro vogliono acqua.

Brighella. El so mi cossa che i vorria.

Orazio. Che cosa vorrebbono?

Brighella. I vorria la so paga.

Orazio. La darei loro ben volentieri, se non avessi una piccola difficoltà.

Brighella. Che voi dir?

Orazio. Che non ho denari.

Brighella. Fin adesso, car el mi caro sior Orazio, sta nostra invenzion la va poco ben. Vu ve finzì capitanio, a mi m’avì dà sta bella carica de sargente, se va fazendo dei omeni senza fondamento, no gh’è denari da mantegnirli, e no so veder el fin de sta vostra bella condotta.

Orazio. Caro Brighella, non lo vedi il fine? Sei pure un uomo di spirito. Non arrivi a capire la mia politica, la mia direzione? Eccola qui, chiara, patente; la deposito nel tuo bel cuore, cuore veramente da eroe.

Brighella. Sior sì, semo do eroi, tutti do dell’istessa taia.

Orazio. Tu sai ch’io sono fuggito di casa mia.

Brighella. Sior sì, e che avì porta via a voster pader domile scudi.

Orazio. Questi sono già andati, non se ne parla più. Sai che, trovandomi senza denaro, mi son fatto soldato.

Brighella. E dopo tre mesi avì desertà vu, e m’avi fatto desertar anca mi.

Orazio. Abbiamo dimostrato il nostro valore.

  1. Pasquali, Zatta ecc.: quei.