Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/140

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Brighella. Animo dorica, femose onor co sti galantomeni.

Arlecchino. Ma che i abbia un poco de descrizion.

Brighella. Non abbiè paura de niente. (El furbo è casca), (da sè A voi. Attenti. (verso i soldati Presentate l’armi. (soldati eseguiscono Armi in spalla. (soldati come sopra Marcie. (soldati s’avanzano regolarmente Alto. (soldati si fermano A dritta. (soldati si voltano verso Posteria Marcie. (Brighella, precedendo i soldati, entra nell’osteria; i soldati en- trano seguitandolo, ed Arlecchino, facendo del suo bastone a guisa di schioppo, entra esso pure dopo i soldati.

SCENA IV.

Studio in casa del dottor Polisseno. Il Dottore con alcune scritture in mano va al tavolino a sedere. Oh, le cose vanno pur male! Dopo che mi è venuto tra i piedi questo signor capitano, pare che in casa mia sia entrata la malora. Tutto mi va a rovescio; oh sì, che mio fratello mi ha fatto un bel regalo a introdurmi costui! Mi vuol far auditore del reg- gimento. Se dicesse il vero, non sarebbe mala cosa per me; ma sono de’ mesi che si tira innanzi, e non si conclude. Orsù, voglio disfarmene; voglio badare alla mia professione, che questa mi può dar da vivere; è vero che magramente si vive, ma bisogna contentarsi del proprio stato. Basta che il poco pane che mi guadagno, non mi venga malamente mangiato. E questo signor fratello... Basta, tiriamo innanzi. Facciamo questa scrittura. Colla presente privata scrittura... (scrivendo

SCENA V.

Ridolfo e detto.

Ridolfo. Ben levato, signor fratello.

Dottore. Buon giorno a vossignoria. Sono tre ore che io sono alzato.