Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/140

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132 ATTO PRIMO


Brighella. Animo donca, femose onor co sti galantomeni.

Arlecchino. Ma che i abbia un poco de descrizion.

Brighella. Non abbiè paura de niente. (El furbo è cascà). (da sè)
A voi. Attenti. (verso i soldati)
Presentate l’armi. (soldati eseguiscono)
Armi in spalla. (soldati come sopra)
Marciè. (soldati s’avanzano regolarmente)
Alto. (soldati si fermano)
A dritta. (soldati si voltano verso l'osteria)
Marciè. (Brighella, precedendo i soldati, entra nell’osteria; i soldati entrano seguitandolo, ed Arlecchino, facendo del suo bastone a guisa di schioppo, entra esso pure dopo i soldati.)

SCENA IV.

Studio in casa del dottor Polisseno.

Il Dottore con alcune scritture in mano va al tavolino a sedere.

Oh, le cose vanno pur male! Dopo che mi è venuto tra i piedi questo signor capitano, pare che in casa mia sia entrata la malora. Tutto mi va a rovescio; oh sì, che mio fratello mi ha fatto un bel regalo a introdurmi costui! Mi vuol far auditore del reggimento. Se dicesse il vero, non sarebbe mala cosa per me; ma sono de’ mesi che si tira innanzi, e non si conclude. Orsù, voglio disfarmene; voglio badare alla mia professione, che questa mi può dar da vivere; è vero che magramente si vive, ma bisogna contentarsi del proprio stato. Basta che il poco pane che mi guadagno, non mi venga malamente mangiato. E questo signor fratello... Basta, tiriamo innanzi. Facciamo questa scrittura. Colla presente privata scrittura... (scrivendo)

SCENA V.

Ridolfo e detto.

Ridolfo. Ben levato, signor fratello.

Dottore. Buon giorno a vossignoria. Sono tre ore che io sono alzato.