Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/145

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Dottore. Lo conosco. È mio cliente. Chi è il traente della cambiale?

Orazio. Marzio Pagliarini.

Dottore. Sì, è suo corrispondente. Si potrebbe vedere?...

Orazio. La firma forse?

Ridolfo. Via, che serve! Mettereste in dubbio la verità?

Orazio. No; ho piacere ch’egli la veda : che so io! Vi potrebbe essere qualche falsità. Bisogna sempre dubitar degl’inganni. Ho piacere che il signor Dottore la veda, e mi assicuri che sia la firma legittima. Eccola qui, osservi. (mostra la cambiale al Dottore)

Dottore. Sì, certamente; questa è la solita sottoscrizione e la solita cifra della ragione Pagliarini.

Orazio. (Eh, io non fallo. Quando vedo un carattere una volta, mi basta). (da sè)

Ridolfo. Via, signor sofistico, è soddisfatto? (al Dottore)

Orazio. Caro amico, il signor Dottore è un uomo di garbo, cauto, attento. Così mi piacciono gli uomini. Chi tutto crede, spesse volte si trova gabbato. Non è vero, signor auditore?

Dottore. Ne ha delle altre cambiali? (ad Orazio)

Orazio. Sì, ne ho altre due. Una sopra il signor Pantalone de’ Bi- sognosi, d’altri tremila zecchini a vista; e un’altra piccola, che non la esibisco nemmeno.

Ridolfo. Piccola? Di che somma?

Orazio. Eh! una freddura. Di cento zecchini.

Dottore. Anche questi sono buoni. Perchè non la presenta? Perchè non se la fa pagare?

Orazio. Me l’hanno mandata non so perchè. E sopra un amico; non me ne voglio servire.

Dottore. In materia d’interesse, l’amicizia non pregiudica. La con- siglio a farla accettare per il buon ordine.

Orazio. In verità, non me ne curo.

Dottore. Si può vedere questa piccola cambiale?

Orazio. Eccola qui; ma vi replico, non me ne curo. (gli dà un altro foglio a guisa di cambiale)

Dottore. Oh diamine! Sopra di me è la cambiale?