Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/151

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scemo de cervello, e che no la xe carità farlo diventar più matto de quel che ’1 xe.

Orazio. Signore, compatitemi; io non credeva...

Pantalone. Oh basta; l’avviso ghe serva, la lo lassa star, e no la ghe staga a parlar de cosse che no xe per elo.

Orazio. Mi meraviglio, signore; sapete quanta stima io ho per la vostra persona. Pensava di fare un bene per lui e per voi, procurandogli un onorato impiego; ora che sento non essere di sua vocazione...

Flamminio. L’invocazione ce l’ho io.

Pantalone. Sentela?

Orazio. Non ne parliamo più. Signore, quando sarà all’ordine questo vestiario?

Pantalone. Sta settimana mille abiti sarà terminadi.

Orazio. Benissimo. E la cambiale di tremila zecchini quando vuol favorir di pagarla?

Pantalone. La xe a vista, doverave pagarla subito. Ma eia quando vorla pagar el vestiario?

Orazio. Quando sarà terminato.

Pantalone. Poderessimo far un ziro.

Orazio. No, signore; le cose vanno fatte con regola. La cambiale è a vista. Subito che il vestiario è pronto, i suoi denari son preparati.

Pantalone. E se el vestiario adesso fusse fenio, che difficoltà gh’averavela da far sto ziro?

Orazio. Se il vestiario fosse finito...

Pantalone. La me lassa andar a dar un’occhiada.

Orazio. Ma intanto voi potreste...

Pantalone. Tomo subito.

Orazio. Perchè averei bisogno...

Pantalone. La se ferma, che torno subito. (Sri tremile zecchini no li vorave pagar). (da se, e parie