Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/152

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SCENA XI.

Orazio e Flamminio.

Orazio. (Basta, in ogni caso, vengano i zecchini, vengano gli abiti, anche di quelli si fa denaro). (da sè)

Flamminio. (Voglio andare alla guerra). (da sè)

Orazio. (La difficoltà consiste nel trasportarli, ma che vengano, e il modo si troverà). (da sè)

Flamminio. Signor capitano.

Orazio. Che c’è, signor Flamminio?

Flamminio. Voglio andare alla guerra.

Orazio. 11 signor padre non vuole.

Flamminio. Se non vuol lui, voglio io.

Orazio. Ma io non posso, se egli non vuole.

Flamminio. Non mi fate piangere.

Orazio. No, povero ragazzo, non piangete. Anderemo alla guerra.

Flamminio. E porterò la bandiera.

Orazio. E vi farete onore.

Flamminio. E la spada.

Orazio. Anche la spada.

Flamminio. E lo schioppo?

Orazio. Anche lo schioppo.

Flamminio. Non si potrebbe fare a meno di portar lo schioppo?

Orazio. Chi porta la bandiera, non porta lo schioppo.

Flamminio. lo porterò la bandiera.

Orazio. Farete tutto quel che volete. Starete con me, e sarete padrone, come sarò io.

Flamminio. E m’insegnerete a tirar di spada.

Orazio. V’insegnerò ogni cosa. Ma, caro amico, ho bisogno d’un servizio da voi.

Flamminio. Ve ne farò anche due, anche sette, anche cento.

Orazio. Avrei bisogno di dir una parola a vostra sorella.

Flamminio. E perchè non gliela dite?

Orazio. Vostro signor padre, vostro fratello maggiore non vogliono che ella parli con nessuno; e a me preme di dirle una cosa.