Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/154

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146 ATTO PRIMO


Flamminio. Anderò alla guerra, e non obbedirò più nessuno. Ehi, dirò a mia sorella che le volete parlare. Alla gherre, alla gherre, alla gherre, la ra la la laro lalara la. (cantando e ballando parte)

SCENA XIII.

Ottavio ed Orazio.

Orazio. (Questo sciocco mi ha quasi posto in un bruttto impegno). (da sè)

Ottavio. (Costui l’ho per un impostore; e non vi è pericolo che gli creda). (da sè)

Orazio. È un peccato che in una famiglia d’uomini saggi, come la vostra, siavi un giovane di sì poco spirito.

Ottavio. Disgrazia per lui, e disgrazia per tutti noi.

Orazio. Si può sentir di peggio? Andar dicendo che io voglio parlare alla vostra signora sorella!

Ottavio. Saprete bene, che alle figlie onorate non si parla sì facilmente.

Orazio. Lo so, signore, e voi sarete ben persuaso, che io sono un offiziale d’onore.

Ottavio. Formate un reggimento nuovo, non è vero, signore?

Orazio. Verissimo; ed il vostro signor padre ne è pienamente informato.

Ottavio. L’esercizio che fate fare a’ vostri soldati, con qual sistema lo regolate?

Orazio. L’esercizio militare ognuno sa che cos’è.

Ottavio. Ma non tutti lo fanno nella stessa maniera.

Orazio. È verissimo. (Non vorrei che costui m’imbrogliasse). (da sè)

Ottavio. Il vostro è alla francese, o alla prussiana?

Orazio. Alla prussiana: esercizio moderno.

Ottavio. In fatti è il più difficile, ma il più sicuro. In collegio, per una specie di divertimento, c’insegnavano qualche cosa di militare. Favorite in grazia, per mio lume, che differenza ci è fra l’esercizio francese e l’esercizio prussiano?

Orazio. Oh, molta differenza, molta.