Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/178

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Arlecchino. (In pochi anni farò anca mi come tanti altri. Vago via a pie, e torno in carrozza). (da sè)

Orazio. (Questo viglietto converrebbe sigillarlo, acciò costui non lo leggesse). (piano a Brighella)

Brighella. (Ho bollin, ho sigillo, ho tutto el bisogno), (piano ad Orazio)

Orazio. (Il sigillo l’ho io, dammi da sigillare), (piano a Brighella)

Brighella. (Ecco el bisogno). (plano ad Orazio)

Orazio. (Sigilla il righetto) Tenete, portatelo al signor Dottore, ed egli subito vi pagherà.

Arlecchino. Cento paoli?

Orazio. Cento paoli.

Arlecchino. A conto?

Orazio. A conto.

Arlecchino. E sempre ho da metter el doppio?

Orazio. Sempre il doppio.

Arlecchino. E paga subito?

Orazio. Subito pagato.

Arlecchino. (No dago sta profession per quella de un maester de casa. El doppio? Squasi squasi no lo mette gnanca i pro- curatori), (da se, e parte

SCENA XIII.

Orazio e Brighella.

Orazio. Che ti pare? L’ho io pagato bene?

Brighella. Benissimo. Ma saria curioso de saver cossa contien quella lettera.

Orazio. Ti dirò; siccome i soldati sono all’osteria, e vi devono stare tutta la notte vegnente per lo meno...

SCENA XIV.

Ridolfo e detti.

Ridolfo. Amico, ho necessità di parlarvi. (ad Orazio)

Orazio. Eccomi qui con voi.

Ridolfo. Vorrei che fossimo soli.