Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/179

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Orazio. Ritiratevi. (a Brighella)

Brighella. (Lo saverò un’altra volta). (da sè, e parte

SCENA XV.

Orazio e Ridolfo.

Ridolfo. Lo sapete i’impegno nel quale per cagion vostra ritro- vato mi sono?

Orazio. Lo so, e nel momento ch’io veniva in vostro soccorso, una staffetta mi arrestò con due lettere, e la curiosità mi spinse ad aprirle.

Ridolfo. Una staffetta? Che novità ci sono?

Orazio. Buonissime. Le patenti sono per viaggio, ed a momenti saranno qui.

Ridolfo. La patente ancora del maggiore del reggimento?

Orazio. Sì, tutte.

Ridolfo. E per chi la disporrete voi?

Orazio. Per il mio caro amico Ridolfo.

Ridolfo. Effetto della vostra bontà.

Orazio. Che avevate voi da dirmi da solo a solo?

Ridolfo. Vo’ che pensiamo a far risolvere il signor Pantalone a darvi la sua figliuola, ad onta di quell’insolente di Fabio.

Orazio. Questo è quello che a me preme infinitamente. Per dir- vela, ne sono estremamente invaghito.

Ridolfo. Ora, secondo me, il modo sarebbe questo...

Orazio. Colui che di là viene, non è egli Fabio?

Ridolfo. Sì, è desso; che pretende l’audace?

Orazio. Non vi riscaldate subito, amico; prendiamo la cosa con indifferenza a principio, e veggiamo quale idea lo conduca.

Ridolfo. Attacchiamolo a dirittura, alla militare.

Orazio. No, sarebbe soverchieria attaccarlo in due. Fate a modo mio, trattiamolo con disinvoltura.