Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/187

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Dottore. A un Dottore tu domandi se sa leggere?

Arlecchino. Elo dottore de leze, o de medesina?

Dottore. Sì, caro, sono dottor di legge.

Arlecchino. Quand l’è dottor de leze, el saverà lezer. Che la leza sta carta, e la varda a chi la va.

Dottore. Questo è un viglietto che viene a me.

Arlecchino. Donca l’è vussioria che m’ha da pagar.

Dottore. Ma di che?

Arlecchino. Cento paoli, signor.

Ridolfo. Aprite il viglietto, e sentite che cosa contiene, (al Dottore) Quello è carattere del signor colonnello.

Dottore. Sentiamo che cosa dice. (apre)

Arlecchino. E la favorissa de sbrigarme presto.

Dottore. Ritiratevi per un momento. (ad Arlecchino)

Arlecchino. Signor sì, me retiro e aspetto i cento paoli. El conto l’ha giusta el sior colonnello. El doppio, e paga subito. (parte)

Ridolfo. Vorrei sentire ancor io. (al Dottore, accennando al viglietto)

Dottore. E giusto. Il signor maggiore!

Ridolfo. Se pure è vero?

Dottore. Sono venute le bandiere. (5 ’accosta a Ridolfo, e legge) Signor Auditore.

Ridolfo. Sentite? Signor Auditore. (al Dottore)

Dottore. Tiriamo innanzi. « Il latore della presente è un oste, che oltre l’estorsioni praticate a’ miei soldati, ha tenuto mano alla deserzione di alcuni di essi, e merita di esser punito. Io non voglio ricorrere per ciò al Tribunale del paese, e non avendo il reggimento completo, non posso condannarlo alla militare, però V. S., come Auditore, lo trattenga cautamente in sua casa, sino alle mie ulteriori disposizioni. — Sbocchia Colonnello ».

Ridolfo. Sentite? Ecco il primo ingresso alla vostra carica.

Dottore. Principio bene, se principio dal fare il carceriere e lo sbirro!

Ridolfo. Eh, spropositi! Questo è un ripiego.

Dottore. Come volete ch’io faccia a trattenere costui?