Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/191

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il signor Offiziale dire la sua intenzione, e dar la parola d’onore se sia lecito a chi scrive potersi francamente presen- tare". (Bellissimo avvenimento! Sono in traccia di disertori, e due ne trovo, dove meno me li aspettava. Ho bisogno di far reclute, e me ne vengono offerte in buon numero, vestite ancora. L occa- sione non s’ha da perdere. Qui conviene facilitare, tanto più che senza dipender dal Governo, usar non posso in paese stra- niero della mia autorità), (da se) Galantuomo, accostatevi. (chiama il soldato in disparte, dove non possa essere dagli altri inteso)

Soldato. Sono ad obbedirla.

Tenente. Ditemi, non sareste già voi quello che ha scritto?

Soldato. Io non so scrivere, signore, e se sapessi scrivere, non mi sarei fatto soldato.

Tenente. Quanto tempo è che siete soldato?

Soldato. Pochi giorni; mi hanno promesso l’ingaggio, e non ho avuto niente, e non ho nemmeno avuto la paga.

Tenente. Quello che ha scritto, lo conoscete? Ditemi la verità; già io vi giuro da offiziale d’onore, che non gli voglio far male.

Soldato. Quando la mi dice così, le confesserò che lo conosco benissimo, e le dirò che egli ha nome Brighella, e si dice che sia sargente.

Tenente. Orsù, andate da questo tale, ditegli che sicuramente, sulla mia parola, venga a parlare con me, che non gli sarà fatto verun insulto.

Soldato. Vado subito a consolarlo. (fa la sua riverenza e parte

SCENA VII.

Il Tenente co’ suoi soldati, come sopra; poi Brighella.

Tenente. Vero è ch’io non ho autorità d’accordare l’impunità ad un disertore che me ne scopre un altro : ma essendo in uno stato estero, ed offerendomi gente d’armi, bella e vestita, posso compromettermi d’ottenergli il perdono, e in caso diverso, posso procurargli almeno la sua libertà.