Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/197

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Pantalone. Pur troppo l’è la verità. Nualtri mercanti semo esposti a cento pericoli. Se no se crede, no se fa negozi; se se crede, se rischia de perder tutto. Oh che mondo! oh che mondo!

SCENA XII.

Il Dottor Polisseno, Ottavio ed il suddetto.

Dottore. Riverisco il signor Pantalone.

Pantalone. Fazzo reverenza a sior dottor Polisseno. Cossa alo da comandarme?

Dottore. Caro amico, sono venuto a sfogarmi un poco con voi. Avete sentito con che bel garbo mi vogliono obbligare a una sicurtà?

Pantalone. Ho capio tutto, e mi avere sentìo cossa che ho resposo.

Ottavio. Signor Dottore, favorisca dire con quella lealtà che è propria di lei, che fede ha nel signor Orazio?

Dottore. Per dir il vero, pochissima : ma mio fratello m’empie il capo di cose... non so niente; ora dice che sono arrivate le patenti, le bandiere...

Pantalone. Le bandiere? Mo caspita! Le xe arrivae le bandiere, el negozio xe fatto.

Ottavio. Che! non si possono fare delle bandiere dove si vuole?

Pantalone. Certo che anca queste le se poderia far con malizia.

Dottore. E poi nessuno le ha vedute queste bandiere.

Pantalone. Pezo.

Ottavio. Signori miei, credetelo a me: costui è un furbo.

Dottore. E un pezzo che Io vado temendo.

Pantalone. Vedere che la sarà cussi. Mio fio sa quel ch’el dise.

SCENA XIII.

Ridolfo e detti.

Ridolfo. Schiavo di lor signori. (frettoloso)

Pantalone. Servitor suo.

Dottore. Che nuova e’è?