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190 ATTO TERZO'


Ridolfo. Tutto quello che ha principio, ha fine.

Dottore. Massima incontrastabile.

Ridolfo. Sinora si è parlato assai del signor capitano. Ora siamo allo scoprimento della verità.

Pantalone. Elo un furbo?

Dottore. È un impostore?

Ottavio. Si verifica il mio sospetto?

Ridolfo. Che furbo? Che impostore? Che andate voi sospettando? Escite di questa casa, e vedrete il paese pieno d’armati.

Dottore. E ciò che vuol dire?

Ridolfo. Vuol dire, signor incredulo, che unitisi li corrispondenti del signor capitano colle genti da loro fatte, son qui arrivati, ed il reggimento è completo.

Pantalone. Subito donca ghe vorrà el vestiario.

Ridolfo. Sono tutti vestiti, signore, tutti coll’uniforme e le armi loro.

Pantalone. Come xela donca? El m’ha burlà.

Ridolfo. Il signor capitanio Orazio, ora già colonnello, non è capace di burlare nessuno.

Ottavio. Chi vi ha detto, signore, che questi armati sieno del suo reggimento?

Ridolfo. A voi non rispondo. Voi non sapete nulla.

Ottavio. Ed io rispondo a voi che spessissimo di qua passano truppe.

Ridolfo. Eh! tornate in collegio, che ne avete ancor di bisogno.

Ottavio. Mi maraviglio di voi...

Pantalone. Tasè là. (ad Ottavio)

Ottavio. Vi farò vedere...

Pantalone. Tasè là, digo; e andè via subito.

Ottavio. Obbedisco. (parte mordendosi il dito)

SCENA XIV.

Il Dottor Polisseno, Pantalone e Ridolfo.

Ridolfo. Troppo fuoco ha il signor Ottavio. Non è bene educato.

Pantalone. In questo mo, sior, perdoneme, che disè mal. El caldo xe un effetto de natura, un stimolo de delicatezza; ma el repri-