Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/199

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merlo per obbedienza la xe una bella virtù, el xe un efletto d’un’ottima educazion.

Dottore. Bravissimo, signor Pantalone.

Ridolfo. Basta, sia comunque esser si voglia, il reggimento è com- pleto, e domani lo vedrete squadronato colle bandiere.

Dottore. Se pur è vero.

Ridolfo. Maledettissima ostinazione! Ecco qui il signor colonnello.

SCENA XV.

Orazio e detti.

Orazio. (Misero me! Son perduto!) (da sè, confuso)

Ridolfo. Mi rallegro con voi, signor colonnello.

Orazio. Di che, signore?

Ridolfo. Dell’arrivo fortunato di tutta la vostra gente. Ora il reg- gimento sarà completo.

Orazio. Sì, è completo. (confusamente)

Pantalone. Ma i abiti, patron? I dise che la zente è vestida.

Orazio. Sì, è vestita... ma vestiario vecchio... Domani li vestirete voi.

Pantalone. Voleva ben dir mi!

Dottore. Che ha, signor colonnello, che mi pare un poco confuso?

Orazio. Vi pare poco imbarazzo questo? Arrivarmi a ridosso tanta gente, e queste cambiali nessuno le vuol pagare? Signor Pan- talone, ho bisogno di denaro.

Ridolfo. Bisogna dargliene, signor Pantalone.

Pantalone. E i abiti?

Orazio. Per gli abiti si parlerà. Ora vuol esser denaro.

Ridolfo. Denaro vuol essere, e non parole. (a Pantalone)

Pantalone. Denaro, denaro! A proposito di denaro, anca mi, si- gnor, aspetto lettere dal corrispondente.

Orazio. Che lettere? Mi maraviglio di voi. La cambiale è a vista; pagatela o, giuro al cielo, mi farò giustizia colle mie mani.

Ridolfo. Pagatela, signor Pantalone, che sarà meglio per voi.

Pantalone. Come i In casa mia prepotenze?