Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/201

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Flamminio. Una burla?

Orazio. Sì, per allegria, per divertimento.

Flamminio. Vi condurrò a nascondervi in camera di mia sorella.

Orazio. No, no; qui in queste camere, in questo appartamento, vicino al tetto, non vi è un nascondiglio, un sottoscala, un qualche luogo segreto?

Flamminio. Vi potete nascondere... aspettate. (pensando)

Orazio. Ma fate presto.

Flamminio. Nascondetevi nella capponaia.

Orazio. Eh, scioccherie. Colà mi vederebbono.

Flamminio. Volete andare sul tetto?

Orazio. Sì, anderò sul tetto. Per dove si va?

Flamminio. Si va per di qui. (accenna Fallo della stanza)

Orazio. Ma come?

Flamminio. Ci vuole la scala a mano.

Orazio. E dov’è? Presto.

Flamminio. E nell’altra stanza. Volete che la vada a prendere?

Orazio. Sì, presto, per amor del cielo.

Flamminio. Questa burla vi preme assai?

Orazio. Mi preme, spicciatevi. E sopra tutto, venga chi che sia, non dite nulla che mi sia nascosto.

Flamminio. Non dubitate.

Orazio. Giuratelo.

Flamminio. Da fanciullo da bene.

Orazio. Sento gente. La scala, presto.

Flamminio. Subito. (parte

SCENA XVIII.

Orazio solo. Se posso andare sul tetto, cercherò di salvarmi. Brighella mi ha tradito. Ma! Così va. I traditori si tradiscono fra di loro. Misero me! Il calpestio s’avanza. La scala non viene. Non sono a tempo... mi celerò in quest’armadio, (va a chiudersi in un armadio