Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/260

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


SCENA XIV.

Pantalone e detti.

Aurelia. Signor Pantalone, avete voi veduta mia figlia?

Pantalone. Siora sì.

Aurelia. Dove?

Pantalone. Verso le camere de siora donna Lugrezia.

Aurelia. Oh cielo!

Ottavio. Non ve l’ho detto?

Aurelia. Ah ingrata!

Ottavio. Sì, è un’ingrata, ed io conoscendola...

Aurelia. Basta, Conte; io posso dirlo, voi non dovete dirlo. Gli insulti delle madri non offendono le figliuole. GÌ’insulti d’un cavaliere non si convengono ad una dama. A me tocca il cor- reggerla, a voi il rispettarla. (parte)

Ottavio. Anche la virtù deve avere i suoi limiti. L’amore di donna Aurelia eccede troppo i confini della giustizia.

Pantalone. Ah, caro sior Conte, l’amor de madre xe un gran amor.

Ottavio. Sì, è vero. Ma... non voglio perderla di vista. Ella ha bisogno di chi le presti soccorso. (parte)

Pantalone. Sto sior Conte ghe preme molto donna Aurelia. El gh’ha una gran carità per eia. Ma za la xe carità pelosa. El mondo xe tutto cussi, tutto interesse. Ghe despiase che donna Aurelia ama tanto so fia, perchè el so amor el lo vorave tutto per elo. Olà, cossa vedio? Siora donna Laurina co sior Flo- rindo? Zogheli alle scondariole? So madre va per cercarla da una banda, e eia scampa da un’altra. Voi retirarme un po- chetto, e veder un poco, e sentir, se se poi, che intenzion che i gh’ha. Povera donna Aurelia, la me fa pecca? (si ritira