Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/267

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Laurina. In verità, signora, non è più di dodici giorni.

Aurelia. E in così poco tempo avete concepito per lui un così grande affetto?

Laurina. Eppure, signora, io l’amo teneramente.

Aurelia. No, Laurina, voi non l’amate.

Laurina. Volete voi saperlo meglio di me?

Aurelia. Sì, lo conosco meglio di voi, e lo voglio far rilevare a voi stessa.

Laurina. In che maniera?

Aurelia. Voi aborrite la soggezione, siete annoiata della casa paterna, bramate di figurar nel gran mondo, bramate avere uno sposo al fianco. Florindo è il primo che vi si offre; ecco l’ori- gine, ed ecco il fine del vostro amore.

Laurina. (Tutto il sangue mi si rivolta). (da si)

Aurelia. Laurina, voi arrossite.

Laurina. Io, signora? l’ingannate.

Aurelia. Che vi pare di questo mio vaticinio?

Laurina. Se desidero maritarmi, non fo torto a nessuno.

Aurelia. Fate torto alla vostra nascita col desiderare Florindo.

Laurina. Eccoci al punto. Voi non volete ch’io mi mariti.

Aurelia. No, anzi desidero maritarvi.

Laurina. Ma come? Non la capisco. AURELI A. Vi troverò io uno sposo.

Laurina. Perchè volete affaticarvi a ritrovarmi uno sposo, se l’ho bello e trovato?

Aurelia. Quante volte ve l’ho da ripetere? Florindo non è per voi. (alterata)

Laurina. Ecco qui il beli’amore! Mi grida, mi mortifica.

Aurelia. Via, se amate veramente Florindo, io medesima ve lo concedo in isposo.

Laurina. Dite davvero? AURELI A. Sì, ma voglio assicurarmi che veramente lo amiate.

Laurina. E come?

Aurelia. Ascoltatemi. Florindo è un uomo vile, nato di genitori plebei, sollevati a qualche comodo dalla fortuna.