Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/271

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E poi, se ha qualche vizietto, bisogna compatire la gioventù. Col matrimonio si assoderà, e voi starete da principessa.

Laurina. Ma se mia madre dice che ha consumato ogni cosa, che presto presto sarà miserabile.

Lucrezia. Oh spropositi! Da ciò si vede che vostra madre v’in- ganna. È ricco, ricchissimo: e poi, se vi fa ventimila scudi di contraddote.

Laurina. Son confusa... Non so che mi dire.

Lucrezia. Vostra madre pensa solo a se stessa. Quel caro conte Ottavio le fa fare tutto a suo modo.

Laurina. Certo; parlano sempre fra di loro segretamente, e mi guardano, e non vogliono ch’io senta.

Lucrezia. Vedete? Consigliano insieme, e vi rovinano. Basta, io non voglio altro impazzire. Oggi si ha da decidere: o sposa di Florindo, o in un ritiro per tutto il tempo della vita vostra. (parte)

Laurina. Io in un ritiro? Piuttosto sposar Florindo. Sì, sposarlo piuttosto, se fosse anche come me lo ha dipinto mia madre. Dica ella ciò che sa dire: avanti sera io mi sposerò con Flo- rindo. Ma può essere ch’ella ne trovi un altro... Eh, non è così facile. Mi lusingherà : passerà il tempo. Florindo si stan- cherà, e mia zia mi vuol chiudere fra quattro mura. Ho da risolvere. Sì, venga il signor Florindo, ed io gli do immedia- tamente la mano. (parte

SCENA III.

Altra camera. Donna Aurelia ed il Conte Ottavio.

Ottavio. Sì, donna Aurelia, ho motivo di consolarmi.

Aurelia. Direte più che mia figlia è di cattivo temperamento?

Ottavio. No certamente. La lodo anzi, e l’ammiro. Merita bene la di lei rassegnazione, che voi cerchiate di soddisfarla.

Aurelia. Lo farò, se la sorte seconderà i miei disegni,