Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/275

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SCENA IV.

Il Conte Ottavio, poi Brighella.

Ottavio. Ah Donna Amelia, voi mi ponete in un gran cimento. Dovrò sposar la figlia, perchè amo la madre? Ma se la madre ha giurato di non volermi. E bene, non potrò vivere senza di lei? Sì, ma se da me dipende la di lei pace, sono un ingrato, se non procuro di assicurargliela a costo della mia vita mede- sima. Finalmente donna Laurina è sua figlia, e godrò in lei una porzion di quel cuore... Eh, lusinghe vane, altro è il cuor della madre, altro è il cuor della figlia. Numi, consigliatemi voi.

Brighella. Signor Conte.

Ottavio. Che c’è?

Brighella. No la va a le nozze?

Ottavio. Che nozze?

Brighella. No la sa gnente?

Ottavio. Io non so di che parli.

Brighella. Donna Lugrezia e don Ermanno i fa cosse stupende per le nozze de so nevoda.

Ottavio. Di donna Laurina? Con chi?

Brighella. No la sa, che la sposa el sior Florindo?

Ottavio. No, Brighella, tutto è disciolto.

Brighella. La perdoni. I è là un’altra volta in camera siora donna Laurina, sior Florindo, el nodaro, i testimoni, e se fa el contratto.

Ottavio. Brighella, dici davvero?

Brighella. L’è cussi da galantomo.

Ottavio. Oh cielo I E donna Amelia che dice?

Brighella. No la se vede. Credo che nè anche la lo sappia.

Ottavio. Avvisiamola presto.

Brighella. Vorla che la trova? che ghe lo diga?

Ottavio. Sì, cercala tu, la cercherò ancor io. Ma no, fermati. (Se segue il matrimonio di donna Laurina, allora esco io dal- l’impegno), (da sè) Andiamo. (a Brighella)

Brighella. L’è meio; fora dei strepiti.