Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/287

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


Lucrezia. Bisognerà discorrere per quel che deve avvenire.

Aurelia. Certamente, questa è una cosa alla quale si ha da pen- sare seriamente.

Lucrezia. Una giovane da marito non istà bene in casa.

Laurina. Mia madre ha già pensato di collocarmi.

Lucrezia. Come? Quando? Con chi?

Laurina. Sentite, signora madre, la signora zia domanda come e quando.

Lucrezia. E con chi?

Laurina. Con chi non importa tanto. Preme il come e il quando.

Aurelia. Lo sposo si ritroverà. Ci penserò io, e si ritroverà quanto prima.

Laurina. Avete sentito? Ci giuoco io, che lo ritrova prima che passino due o tre giorni. (a donna Lucrezia)

Lucrezia. Ma per la dote, come si farà?

Aurelia. La dote sua è nelle vostre mani. Voi solleciterete a fartene l’assegnamento.

Laurina. Signora zia...

Lucrezia. L’eredità di mio fratello è confusa, piena di debiti e di litigi. Non può sperarsi lo scorporo di una tal dote per qualche anno.

Laurina. Ah, io non aspetto.

Aurelia. Vi contenterete di mostrare lo stato dell’eredità, e poscia ne parleremo.

Laurina. Questa è una cosa che non si finirà così presto.

Lucrezia. Dice bene Laurina. Intanto si ha da pensare a collocarla.

Aurelia. Bene, pensiamoci.

Laurina. Intanto mi mariterò...

Lucrezia. No, intanto anderete in un ritiro.

Laurina. In un ritiro?

Aurelia. Mia figliuola è custodita da me.

Laurina. Sì signora, ho mia madre che mi custodisce.

Lucrezia. Io sono l’erede di mio fratello, io sono la tutrice della ragazza; voglio ch’ella vada in ritiro, e voi non lo dovete e non lo potete impedire.