Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/295

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quello che ho fatto sospender le nozze de siora Laurina co sior Florindo.

Ottavio. In ciò avete fatto un’opera buona, e dalla vostra buona condotta spero ottenere le nozze di donna Aurelia.

Pantalone. No la dubita gnente. Faremo tutto. Quel caro sior Florindo el dava da intender delle panchiane. Fortuna che me xe sta cesso un credito contra de elo de mille ducati, e no podendomeli pagar, el s’ha scoverto in fazza de tutti per spianta, per rovina, per fallìo.

Ottavio. Opportuna occasione per disingannare don Ermanno e donna Lucrezia.

Pantalone. Figurarse! Quei avari, co i ha sentio sta cossa, no i ha volesto altro.

Ottavio. Ora donna Aurelia sarà per questa parte contenta.

Pantalone. La xe contentissima.

SCENA X.

Florindo e detti.

Florindo. Signor Pantalone, ho piacere di avervi ritrovato.

Pantalone. Caro sior Florindo, la compatissa se son vegnù in una cattiva occasion...

Florindo. Sopra di ciò parleremo poi. Per ora mi preme soltanto soddisfare il mio debito, pagarvi i mille ducati, e far cono- scere ch’io non sono un fallito.

Pantalone. La me voi pagar i mille ducati?

Florindo. Sì signore. Eccoli in questa borsa in tant’oro.

Pantalone. La me farà grazia. Son qua a riceverli.

Florindo. Questo non è luogo opportuno.

Pantalone. Dove vorla che andemo?

Florindo. Andiamo da don Ermanno e da donna Lucrezia.

Ottavio. (Costui si vuole introdurre di bel nuovo). (da sè)

Pantalone. Perchè mo vorla che andemo là? No ghe xe tanti lioghi?