Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/301

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Lucrezia. Presto, datele la mano.

Ermanno. Vediamo un poco la contraddote. Ci vorrebbe il notare

Pantalone. Intanto, che la me conta i mille ducati.

Florindo. Abbiate un poco di sofferenza. Sono qui, sono vostri.

Pantalone. I xe mii, ma no se dise quattro, se no i xe nel sacco.

SCENA ULTIMA.

Donna Aurelia e il Conte Ottavio; e detti. AURELI A. Signori miei, compatitemi se vengo ad importunarvi. Questa è l’ultima volta che in queste camere mi vedrete. Compatite- mi, signora cognata, non mi vedrete mai più.

Lucrezia. Potevate anche fare a meno di venirci ora.

Aurelia. Ora ci sono venuta per dar piacere a voi, per dar piacere a mia figlia.

Lucrezia. Siete voi contenta ch’ella si faccia la sposa?

Aurelia. Sì, contentissima. Laurina, vi ricordate voi che cosa mi avete detto due ore sono?

Laurina. Sì signora, me ne ricordo; ma la signora zia poco dopo mi ha detto dell’altre cose più belle.

Aurelia. Che cosa mi ha ella detto?

Laurina. Signora zia, mostratele quel foglio che avete fatto vedere a me.

Lucrezia. Sì, volentieri, eccolo qui. Osservate : o donna Laurina si sposi in questo momento, o in questo momento si risolva di chiudersi in un ritiro per tutto il tempo della sua vita.

Laurina. Una bagattella! Che dite, signora madre?

Aurelia. No, figlia, non temete. Voi a chiudervi non andrete. Udite, conte Ottavio : ecco perchè la povera mia Laurina con tanto precipizio, senza di me, senza l’assenso mio, stava sul punto di dar la mano al signor Florindo. Per altro mi ha ella promesso di ricevere da me lo sposo, e non è capace di disgustarmi.