Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/31

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IL FESTINO 25

            Balestra.  Vado.
            Conte.  Dove anderai?
            Balestra. Vorrei di questa casa andar lontano assai.
            Conte. Vieni qui.
            Balestra.  Mio signore.
            Conte.  Impegna quest’anello.
            Balestra. (Ecco, i divertimenti fan perdere il cervello). (da sè)
            Conte. Prendilo.
            Balestra.  Sì, signore.
            Conte.  Per otto giorni al più.
            Trova zecchini trenta.
            Balestra.  (Non lo riscuote più). (da sè)
            Conte. Che hai? Questo accidente per me ti reca duolo?
            Se son senza denari, Balestra, io non son solo;
            E solo non sarò forse in un caso pari,
            Ad essere in impegno e non aver denari.
            Balestra. È ver; ma fa da piangere, caro signor padrone,
            Saper che in men d’un anno andò una possessione;
            Saper che alla consorte...
            Conte.  Basta così, va via.
            Balestra. La dote consumata... (camminando)
            Conte.  Balestra, in cortesia.
            Balestra. E per chi... (camminando)
            Conte.  Ehi! Balestra.
            Balestra.  Per una cicisbea...
            (camminando)
            Conte. Balestra, di che parli?
            Balestra.  Fra me la discorrea.
            Conte. Vanne, impegna l’anello, e trova i sonatori,
            E taci, ch’io bisogno non ho de’ seccatori.
            Balestra. Vi servo, e non vi secco. Madama Doralice
            Del vostro borsellino sarà la seccatrice. (parte)