Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/337

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TERENZIO 325

Potrei assicurarmi della sua fede in prima,

Ma donna che parteggia coi servi, ha poca stima.
Nemmen dirgli a me lice: ardo per te d’amore;
Troppo si avvilirebbe d’una Romana il cuore.
Tutto quel che far posso per confortar mie pene,
È ’l dir: Ti voglio mio, ma voglioti in catene.
E almen, se a me non lice goder gli affetti sui,
Quel ch’esser mio non puote, non veggasi d’altrui.
Sia invidia, sia giustizia, sia pertinace orgoglio,
Son donna, son romana; risolsi, e così voglio. (parte)

Fine dell’Atto Primo.