Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/353

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TERENZIO 341

Livia.  Vedi lo schiavo avvinto?

(a Terenzio)
Terenzio. Veggolo. Temerario! (In quello io son dipinto). (da sè)
Livia. Che ti par?
Terenzio. r Giustamente s’opprime e si minaccia.
(Vuol la ragion ch’io finga). (da sè)
Creusa.  (Vuole il dover ch’io taccia).
(da sè)

SCENA IX.

Damone e detti.

Damone. Terenzio, mio signore, signor mio prelibato,

(a Terenzio, con ironia)
Se in comodo si trova, da Lelio è domandato.
Terenzio. Vil feccia! (a Damone)
Damone.  Scelta schiuma! (a Terenzio)
Terenzio.  Andrò, se mei concedi, (a Livia)
Livia. Fermati, (a Terenzio) Lelio venga. (a Damone)
Damone.  Lelio verrà a’ tuoi piedi.
(a Terenzio, con ironia)
(Oh di magion felice mirabile comparto!
Padre, figlia, due schiavi... bella partita in quarto).
(da sè, e parte)

SCENA X.

Terenzio, Livia e Creusa.

Terenzio. Livia, per tuo rispetto soffro le ingiurie, e taccio.

Livia. Terenzio, i sacrifici conosco, e men compiaccio.
(con tenerezza)
Non ti curar de’ servi, ch’han gli animi vulgari.
Creusa. Gli animi di chi serve non van tutti del pari, (a Livia)
Livia. Taci. (a Creusa)