Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/435

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TORQUATO TASSO 421

Vuol veder, vuol sapere. È ver che guarda e tace;

Ma ch’egli tutto sappia, qualche volta mi spiace.

SCENA VII.

Eleonora e dette.

Eleonora. Serva di lor signore.

Marchesa.  Che volete, Eleonora?
D. Eleonora. Eleonora si chiama ella pur?
Eleonora.  Sì signora.
Fece tre nomi eguali maraviglia anche a me.
Chi paga la merenda, ora che siamo in tre?
Marchesa. Via, che volete?
Eleonora.  È quivi il Cavalier del Fiocco.
Marchesa. Di Torquato il nemico. (a donna Eleonora)
D. Eleonora.  Di lui nemico? sciocco!
Marchesa. Digli che venga.
D. Eleonora.  Oibò.
Marchesa.  Godrete il bell’umore.
D. Eleonora. Sentite, io non mi tengo, se strapazza l’autore.
Eleonora. Anch’io tengo da lui; son proprio innamorata:
Trovo nei dolci versi la manna inzuccherata.
Bene o male, li leggo anch’io la notte e ’l dì;
Oh, mi piace pur tanto, quando dice così:
     «Sani piaga di stral piaga d’amore,
     «E sia la morte medicina al cuore. (parte)

SCENA VIII.

La Marchesa Eleonora e donna Eleonora.

D. Eleonora. Come sapete voi che questo forestiero

Sia nemico del Tasso?
Marchesa.  Lo so; pur troppo è vero.