Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/436

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422 ATTO PRIMO

Male di lui l’intesi a ragionar col Duca.

Ho timor che l’ascolti.
D. Eleonora.  Sarà una fanfaluca.
Il Prence lo conosce, n’ha della stima, e poi
Basta, perch’ei lo stimi, che lo stimiate voi.
Marchesa. Amica, v’ingannate.
D. Eleonora.  Basta, su ciò non tresco.
Marchesa. Il Cavalier sen viene.
D. Eleonora.  Venga, venga: sta fresco.

SCENA IX.

Il Cavaliere del Fiocco e dette.

Cavaliere. Servo di lor signore.

Marchesa.  Serva sua.
Cavaliere.  Divotissimo.
Che avete per le mani?
Marchesa.  Il Goffredo.
Cavaliere.  Bellissimo!
(con ironia)
D. Eleonora. Par che questo bellissimo detto l’abbiate ironico.
Cavaliere. Non meno il can per l’aia; parlar soglio laconico.
D. Eleonora. Voi sprezzate Torquato?
Cavaliere.  Non ho negli occhi il fignolo.
Ha la lucerna sua poc’olio, e men lucignolo.
D. Eleonora. Bellezze ha ne’ suoi versi, che non ha par.
Cavaliere.  Non veggole.
Marchesa. Colto è lo stii.
D. Eleonora.  Purgato.
Cavaliere.  Avete le traveggole.
Voci ha latine e barbare, egli è lombardo fracido.
Uggia ci mette1 in leggerlo stile confuso ed acido.

  1. Nelle edd. Pasquali, Zatta ecc., forse per isbaglio: ei mette. Nell’ed. Pitteri si trova stampato Uggia in mente.