Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/446

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432 ATTO SECONDO

Torquato. Non è vano il sospetto.

Targa.  Sospetto fondatissimo.
Torquato. Cercami don Gherardo.
Targa.  Sì signore. (in atto di partire)
Torquato.  Ma no.
(L’amor per Eleonora come nasconderò?) (da sè)
Targa. Picchiano; con licenza.
Torquato.  Deh, non abbandonarmi.
Targa. Torno. (Mai più poeti, se giungo a liberarmi).
(da sè, e parte)

SCENA III.

Torquato solo, poi Targa.

Torquato. Del consiglio del Duca chi sa cagion non sia

Il madrigale, in cui svelo la fiamma mia?
Geloso è don Gherardo del nome d’Eleonora,
Geloso esser il Duca può di tal nome ancora.
L’uno la moglie, l’altro la favorita ha in cuore:
Ambi di me nemici resi da un solo amore.
Se mi dichiaro, acquisto d’uno la grazia, è vero;
Ma l’altro da me offeso sarà meco più fiero.
Parmi miglior consiglio lasciarli nell’inganno,
Dividere il sospetto, dividere l’affanno,
E procurar, per quanto potrà la forza mia,
Scacciar dell’un dell’altro dal cuor la gelosia.
Targa. Signor, siete richiesto.
Torquato.  Chi mi vuole?
Targa.  Una bella
Che chiamasi Eleonora.
Torquato.  Qual di lor? (con agitazione)
Targa.  La donzella.
Torquato. (Oimè, scuoter m’intesi tutte le fibre al petto), (da sè)
Targa. Cosa ho da dirle?
Torquato.  Aspetta. (pensando)