Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/451

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TORQUATO TASSO 437

Gherardo. E ben, ve l’ha spiegato?

Eleonora.  Me l’ha spiegato or ora.
Gherardo. Di chi parla il poeta?
Eleonora.  Parla d’Eleonora.
Gherardo. D’Eleonora parla, si sente, anch’io lo so.
Parla della Marchesa?
Eleonora.  Ho paura di no.
Gherardo. Ah sì, sì, sarà vero. Ardo di gelosia:
Torquato sarà acceso della consorte mia.
Questo è quel che s’acquista a prendere una sposa,
Che sia di bell’aspetto, disinvolta, graziosa.
A simili perigli, no, non si può star saldi:
La bile mi divora.
Eleonora.  Signor, la non si scaldi,
Che se il poeta nostro sente d’amore il foco,
Alla di lei consorte molto non pensa, o poco.
Gherardo. E a chi dunque?
Eleonora.  Vi basti saper che non è quella.
Gherardo. Ma chi sarà?
Eleonora.  Non so.
Gherardo.  Ditelo, gioia bella.
Ditelo a me.
Eleonora.  Non posso.
Gherardo.  Un altro scudo.
Eleonora.  Eh via.
Gherardo. Eccolo, ve lo dono.
Eleonora.  Grazie a vossignoria.
Gherardo. E così?
Eleonora.  Deggio dirlo?
Gherardo.  Sì, saperlo desio.
Eleonora. Sa chi è la favorita?
Gherardo.  Dite chi è?
Eleonora.  Son io.
(fa una riverenza, e parte)