Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/453

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TORQUATO TASSO 439

Torquato. Amico, questo tasto, pregovi, non tocchiamo.

Gherardo. Vi compatisco; in fatti, un uomo come voi,
Impiegar non dovrebbe sì mal gli affetti suoi.
Torquato. (M’annoia). (da sè)
Gherardo.  Un uom dotto, di meriti ripieno,
Amar femmina vile?
Torquato.  (Or or disciolgo il freno), (da sè)
Gherardo. Ma l’amate davvero?
Torquato.  Basta, per carità.
Gherardo. Ditemi sì o no, almen per civiltà.
Torquato. Di quel che a voi non preme, siate curioso meno.
Gherardo. Alfin non è gran cosa. Ditemi il ver.
Torquato.  Son pieno.
Gherardo. D’amor per la ragazza?
Torquato.  Di rabbia e di dispetto.
Gherardo. Via, sfogatevi meco.
Torquato. (Che tu sii maladetto). (da sè)
Gherardo. Confidatevi a me.
Torquato.  Voi stuccato m’avete.
Voi, signor, m’annoiate.
Gherardo.  Una bestia voi siete.
Torquato. Cessate, don Gherardo, di rendermi molestia,
O vi darò ragione di chiamarmi una bestia.
Gherardo. Siete un ingrato.
Torquato.  È vero. (fremendo)
Gherardo.  Un incivile.
Torquato.  Sì.
Gherardo. Un mentecatto.
Torquato.  Ancora.
Gherardo.  Un vil.
Torquato.  Basta così. (minacciandolo)
Avvezzo a tali insulti Torquato unqua non fu.
Gherardo. Vado via.
Torquato.  Sarà bene.
Gherardo.  E non ci torno più.