Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/454

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440 ATTO SECONDO

Torquato. Meglio assai.

Gherardo.  Dell’affronto me ne ricorderò.
Torquato. Quando si va, signore?
Gherardo.  Mai più ci tornerò.
(in atto di partire)

SCENA VIII.

Targa e detti.

Targa. Signore, un forestiero favellarvi desia.

Torquato. Si trattenga un momento.
Gherardo.  Dimmi: si sa chi sia? (a Targa)
Targa. Parmi napolitano.
Gherardo.  Quand’è arrivato?
Targa.  Ieri.
Torquato. Vattene. (a Targa, che parte)
Gherardo.  (Son curioso. Resterei volentieri). (da sè)
Torquato. Signor, ricever devo, se mi date licenza,
Il forestier.
Gherardo.  Servitevi con tutta confidenza.
Torquato. Può esser ch’ei non voglia per or conversazione.
Gherardo. Venga, parli; il sapete, io non do soggezione.
Torquato. Lo vo’ ricever solo. Ve l’ho da dir cantando?
Gherardo. Voi mi mandate via.
Torquato.  Sì signore, vi mando.
Gherardo. So che scherzate, amico, perciò non me n’offendo:
Dovete restar solo, è ver, non lo contendo.
Ma quando il forestiere sia stato un pezzo qui,
Potrò venire allora?
Torquato.  Signor no.
Gherardo.  Signor sì. (parte)