Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/460

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446 ATTO TERZO

Godrò giorni felici? Ah no; dolente ognora

Vivrò da te lontano, bellissima Eleonora.
È ver, ch’esser beato teco non posso appieno;
Ma veggoti, e in secreto posso adorarti almeno.
Oimè! partenza amara! Ahi, quai dubbi funesti!
Tu mi consiglia, o cuore. Vuoi tu ch’io parta, o resti?
Ho già risolto, Targa.
Targa.  Signor.
Torquato.  Tutto sia lesto
Per partire in domani.
Targa.  Il baul si fa presto.
Quando vi ho messo dentro i vostri scartafacci,
Tutto quello che resta, son libri e pochi stracci.
Torquato. Targa, si cambieranno gli astri per noi severi.
Targa. Lo voglia il ciel, ma temo.
Torquato.  L’hai da sperar.
Targa.  Si speri.
Ma...
Torquato.  Che ma? Questo ma che dir vuol?
Targa.  Niente, niente.
Torquato. Parla.
Targa.  Vi contentate?
Torquato.  Parla liberamente.
Targa. Tutto il mondo è paese, per tutto si sta bene,
Quando il cervello in cassa, come si dee, si tiene.
Voi foste fin ad ora per la virtù stimato;
Sareste con il tempo venuto in miglior stato;
Ma dopo che v’accese certo segreto amore...
Torquato. Basta così...
Targa.  (L’ho detto).
Torquato.  Non mi fare il dottore.
Se di ciò più mi parli, ah, giuro al ciel, t'ammazzo.
Vattene. Dove vai? Presto il baule.
Targa.  È pazzo, (parte)