Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/462

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448 ATTO TERZO

S’ella restar v’impone, che sì, che dir io v’odo,

Resto per obbedirvi?
Torquato.  Partirò in ogni modo.
D. Eleonora. Sì, partirà Torquato più presto, e con più gioia,
Delle mie preci vane recandogli la noia.
Lo so che le mie cure da lui son disprezzate;
Lo so che non m’ascolta.
Torquato.  Signora, v’ingannate.
Marchesa. Sentite? Egli vi adora.
Torquato.  Nol dissi, e non lo dico.
D. Eleonora. Di lei sarete acceso.
Torquato.  Sono d’entrambe amico.
Marchesa. (Vediam chi di noi due la può sul di lui cuore).
In grazia mia restate, vel chiedo per favore;
A dama che vi prega, risponderete un no?
Ardirete partire? Dite.
Torquato.  Ci penserò.
D. Eleonora. A quei della Marchesa aggiungo i voti miei:
Se per me non vi piace, restate almen per lei.
Grata a me in ogni guisa sarà vostra dimora.
E ben, che rispondete?
Torquato.  Non ci ho pensato ancora.
D. Eleonora. (Che saper non si possa qual sia di noi distinta!)
Marchesa. (Se m’ami, o mi disprezzi, ancor non son convinta).
Torquato. (Vuol ragion ch’io mi celi; ma questo è un penar molto.
Son col mio ben, nè ardisco di rimirarlo in volto).
D. Eleonora. Un certo madrigale di voi ci fu mostrato.
Marchesa. Un madrigal vezzoso.
Torquato.  Non merta esser lodato.
Marchesa. Sentesi che l’autore donna felice adora.
D. Eleonora. Sentesi che la donna ha il nome di Eleonora.
Torquato. Nomi talor ne’ carmi avvezzo a finger sono:
Se m’abusai del vostro, domandovi perdono.
Marchesa. Dunque è falso che Tirsi Eleonora apprezzi?
D. Eleonora. Più non credo a’ poeti, se a mentir sono avvezzi.