Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/463

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TORQUATO TASSO 449

Torquato. Altro è mentire il nome, altro è mentir gli affetti.

Tirsi è pastor sognato, son veri i suoi concetti.
Marchesa. Vero è dunque ch’egli ama?
Torquato.  Verissimo.
D. Eleonora.  E chi mai?
Torquato. Nol so.
D. Eleonora.  Lo saprà Tirsi.
Torquato.  Non glielo domandai.
Marchesa. Nè chieder lo potete, s’egli è pastor sognato.
Quello che Tirsi tace, potrà svelar Torquato.
Torquato. Svelar gli altrui segreti, signora, a me non piace.
Se non si spiega Tirsi, anche Torquato tace.

SCENA IV.

Eleonora e detti.

Eleonora. Signore, permettete ch’io dica fra di noi

Una cosa che preme. Si mormora di voi;
Di voi geloso il Duca si mostra inviperito.
(alla Marchesa)
Pare che sia geloso ancor vostro marito.
(a donna Eleonora)
Smaniano tutti due per un istesso inganno.
(Ma quello che so io, non credono o non sanno), (da s’è)
Torquato. Deh, il vostro piè, signora, vada da me lontano:
Non crescano gli sdegni per voi del mio sovrano.
Di me pur troppo il veggo nemico e sospettoso...
D. Eleonora. Dunque ha ragione il Duca d’esser di voi geloso.
Torquato. Ragione io non gli diedi, non manco al mio rispetto,
Ma nasce in cuore amante facilmente il sospetto.
D. Eleonora. Ite, Marchesa, altrove; voi siete il suo periglio.
Torquato. Ite voi pur, madama, vi prego e vi consiglio.
Marchesa. Di temer don Gherardo avrà le ragion sue.
(a donna Eleonora)
Torquato. Per carità, vi prego, itene tutte due.