Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/465

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TORQUATO TASSO 451

Tomio.  Cossa voleu saver?

Gherardo. Faccio per dirlo a lui.
Tomio.  Seu el so camerier?
Gherardo. Vi corre un bel divario da me ad un cameriere.
Tomio. Chi xela, mio patron?
Gherardo.  Del Duca un cavaliere.
Tomio. Lustrissimo patron, con so bona licenza,
Dal Duca o dalla Corte mi no domando udienza.
Stalo qua sior Torquato?
Gherardo.  Abita qui.
Tomio.  Ghe xelo?
Gherardo. Vi sarà. Che volete?
Tomio.  Voggio parlar con elo.
Gherardo. Ed io, che son amico di tutti i forestieri,
Vi condurrò da lui.
Tomio.  Caro sior.
Gherardo.  Volentieri.
Venezian, non è vero?
Tomio.  Venezian, per servirla.
Gherardo. Se è lecito, il suo nome?
Tomio.  Tomio, per obbedirla.
Gherardo. Signor Tomio de’ quali?
Tomio.  Che vol dir?
Gherardo.  Il casato?
Tomio. A vu noi voggio dir.
Gherardo.  Lo direte a Torquato.
Tomio. Ma andemio, o non andemio?
Gherardo.  Andiam, se avete fretta.
Tomio. Ma se son vegnù a posta.
Gherardo.  Dite: il Tasso vi aspetta?
Tomio. Credo de sì.
Gherardo.  Gli è noto quel che da lui volete?
Tomio. Nol sa gnente gnancora.
Gherardo.  Confidar lo potete
A me con segretezza, finchè facciam la strada.