Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/480

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
466 ATTO QUARTO

Gherardo. Quale?

Tomio.  Quella, compare... No so se m’intendè.
L’amiga de Torquato.
Gherardo.  Così pare anche a me.
Tomio. L’ha dito el Cavalier, l'ha dito qualcun altro.
Senz’altro la xe questa.
Gherardo.  Questa sarà senz’altro.
Se il Cavalier l’ha detto, il Cavalier saprà
Forse dal Duca stesso tutta la verità.
Tomio. Vu nol savè de certo?
Gherardo.  Non ero ancor sicuro.
Son un che i fatti altrui di saper non mi curo;
Però questa tal cosa mi dà divertimento,
Ma di quel che ho saputo non sono ancor contento.
A ritrovar il Duca ora vo presto presto:
Da lui vuò far di tutto di risapere il resto;
E per tirarlo a dirmi quel che saper mi preme,
Gli narrerò il discorso che abbiamo fatto insieme.
Tomio. Ma no vorria...
Gherardo.  Tacete, lasciate fare a me.
Torquato è amico vostro, un galantuomo egli è.
Fo per fargli del bene; per altro lo ridico,
Della curiosità son mortale nemico. (parte)

SCENA IV.

Sior Tomio, poi donna Eleonora.

Tomio. Me n’accorzo anca mi, che gnente el xe curioso;

El smania per saver, l'è fanatico ansioso.
Più de quel che saveva, da lu non ho savesto;
Ma za che la sia quella persuasissimo resto.
La parla in so favor, la gh’ha nome Leonora,
Donca concluder posso... chi xe st’altra signora?
D. Eleonora. Vo’ andar dove mi pare. Dove s’è mai udito
A numerar i passi alla moglie il marito? (... la scena)