Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/488

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474 ATTO QUARTO

Tomio.  Zitto, bisogna respettarlo.

Col paron no se burla.
Targa. M’ha detto d’avvisarlo.
M’ha detto ch’io lo desti, quando il cervel gli frulla,
Ma parmi ogni dì peggio. Con lui non si fa nulla, (parte)

SCENA XI.

Torquato e sior Tomio.

Tomio. No vôi abbandonarlo. Sto nembo el passerà.

Torquato. Son fuor di me. Vi prego... vi domando pietà.
Parto, ma non so quando; andrò, ma non so dove;
M’investono per tutto i fulmini di Giove.
Andrò peregrinando, terra scorrendo e mare;
Vi raccomando, amico, le cose a me più care:
La mia Gerusalemme, Rinaldo innamorato,
L’Aminta, il Torrismondo e ’l mio Mondocreato,
Il canzonier, le prose, le lettre famigliari,
Le orazioni e ’l trattato diretto ai secretari,
Dell’arte del poema i tre ragionamenti,
L’apologia al Goffredo, i dialoghi, i commenti.
Questi vi raccomando, che a me costan sudore:
Vi raccomando, amico, il povero mio cuore.
Ma no, questo è perduto, perdermi deggio anch’io;
Mondo, amici, Ferrara, bella Eleonora, addio, (parte)
Tomio. Fermeve, vegnì qua. El corre co fa el vento.
L’è matto per amor. Donne, me fè spavento, (parte)

SCENA XII.

Sala in Corte.

La Marchesa Eleonora, donna Eleonora, poi don Gherardo.

D. Eleonora. Mi rallegro con voi. Dunque il tempo s’appressa,

Che passar vi vedremo al grado di Duchessa.
Marchesa. Non per il van desio di titolo sovrano,