Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/504

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490 ATTO QUINTO

Gherardo.  Cos’è stato?

Torquato.  Voi mi date la morte.
Gherardo. Non si guarisce mai, quando il cervello è ito.
Torquato. Stolto mi reputate? (con sdegno)
Gherardo.  No, no, siete guarito.

SCENA IX.

Targa e detti.

Targa. Signor, una parola.

Torquato.  Parla.
Targa.  Da voi a menota.
Torquato. Con licenza. (a don Gherardo, accostandosi a Targa)
Gherardo.  Padrone. (Che novità mai c’è?)
Targa. La Marchesa vorrebbe favellarvi in segreto.
(piano a Torquato)
Torquato. (A me?) (con qualche movimento)
Targa.  (A voi, signore).
Torquato.  (Quando?)
Targa.  (Adesso).
Gherardo.  (È inquieto).
(accostandosi un poco)
Torquato. (Che farò?)
Gherardo.  (Son curioso).
Targa.  (Risolvere conviene).
Torquato. (Dille...)
Gherardo.  (Dille!) (ripete la parola udita)
Torquato.  (Che venga).
Gherardo.  (Non ho sentito bene).
(s’accosta ancora un poco)
Targa. Verrà, ma è necessario scacciar quell’insolente, (parte)
Torquato. Che impertinenza è questa? (voltandosi improvvisamente)
Gherardo.  Non ho sentito niente.
( I ) Pitteri: e me.