Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/505

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TORQUATO TASSO 491

Torquato. Don Gherardo, vi prego partir per cortesia.

Gherardo. Non vuò lasciarvi solo.
Torquato.  Mi verrà compagnia.
Gherardo. L’ambasciata vi ha fatto?
Torquato.  M’ha fatto l’ambasciata.
Gherardo. Chi è?
Torquato.  Non posso dirlo.
Gherardo.  State sulla parata.
Non vi fidate, amico. Temer sempre conviene:
Lasciatemi con voi restar per vostro bene.
Torquato. Non ho bisogno; andate.
Gherardo.  Venga chi ha da venire.
Vi lascerò poi seco.
Torquato.  Vi prego di partire.
Gherardo. Di partir non ricuso, ma nel lasciarvi io dubito...
Torquato. Giuro al cielo, partite.
Gherardo.  Sì, signor, parto subito, (parte)

SCENA X.

Torquato, poi la Marchesa Eleonora.

Torquato. Quante pazzie nel mondo son della mia peggiori!

Che pazzi tormentosi son cotai seccatori!
Ma vien la donna. Oimè! saldo resisti, o cuore:
Prevalga la ragione a fronte dell’amore.
E nella ria battaglia sian pronte al mio periglio,
Del dover, dell’onore le massime e il consiglio.
Marchesa. Deh, l’ardir perdonate...
Torquato.  Vi prego accomodarvi.
Marchesa. Serio affar mi conduce.
Torquato.  Son pronto ad ascoltarvi, (siedono)
Marchesa. Vorrei, pria di spiegarmi, essere certa appieno
Che sia in vostro potere delle passioni il freno;
Vorrei mi assicuraste, che la virtù virile
Serbate fra i disastri d’un animo non vile.