Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/507

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TORQUATO TASSO 493

Torquato.  Vinca ragion l’affetto.

Quel ragionar... quei lumi... quella virtute... ohimè!
Marchesa. Ah Torquato!
Torquato.  Ove sono?
Marchesa.  Che fia?
Torquato.  Son fuor di me.
(si getta sopra una sedia)
Marchesa. Ahi, dal dolore oppresso il misero è svenuto.
Sola, che far poss’io? Gente, soccorso, aiuto.

SCENA XI.

Eleonora e detti

Eleonora. Che c’è, signora mia?

Marchesa.  Bisogno ha di conforto
Il povero Torquato.
Eleonora.  (Vorrei che fosse morto), (da sè)
Marchesa. Cerca chi lo soccorra. Presto, il meschino aiuta.
Eleonora. Io non saprei che fargli. Per voi son qui venuta.
Il Duca a voi, signora, manda questo viglietto.
Marchesa. Lo leggerò. Tu resta. (si ritira per leggere)
Eleonora.  Restar non vi prometto.
Crepa, schiatta, briccone, pieno d’inganni, astuto,
Perfido, senza fede... (strillando contro Torquato)
Torquato.  Chi mi soccorre?
(destandosi impetuosamente)
Eleonora.  Aiuto.
(fugge paurosa)

SCENA XII.

La Marchesa Eleonora, Torquato; poi sior Tomio e don Fazio.

Marchesa. Che fu? (accostandosi)

Torquato.  Dove son io?
Tomio.  Coss’è? cossa xe sta?