Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/74

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68 ATTO TERZO

            Contessa. S’è così, venir tu la vedrai.
            Di questi lor disgusti ne hanno aggiustati assai.
            Oh quante volte il Conte da lei fu strapazzato,
            E sempre alla sua bella s’è poi raccomandato.
            Capace è di pregarla, capace è il babbuino
            Di porsi anche in ginocchio per averla al festino.
            Sì, mi par di vederla; sì, ci verrà l’audace.
            Chi sa che ora non sia il Conte a far la pace?
            Perdoni il padre mio, se ora non l'obbedisco.
            A casa non ritorno, se pria non mi chiarisco.
            Balestra.Vien gente.
            Contessa. Mascheriamoci.
            Balestra. Andiam, padrona mia.
            Contessa.Il Conte ha da venire. Per or non vado via.
            Balestra.(Oh povero Balestra! Sono bene imbrogliato!) (da sè)
            Contessa.(Mio padre colle donne ha poco praticato). (da sè)

SCENA VIII.

La Marchesa Dogliata, la Baronessa Oliva mascherate, servite da un uomo in maschera, che non parla, e detti; poi il Giovane del caffè. Vanno a sedere ad un tavolino, dirimpetto a quello ove sta la Contessa.

            Marchesa.Vede, signor Barone? si pratica così:
            Il caffè si suol bere tre quattro volte al dì;
            E par che quel di casa non piaccia e non sia buono;
            E piene le botteghe di gente ogni ora sono.
            Barone.(S'inchina senza parlare.)
            Baronessa.(S’inchina e non risponde). (alla Marchesa)
            Marchesa.Niente niente italiano?
            (al Barone)
            Damone.(Inchinandosi fa cenno di no.)
            Marchesa.Che dite, Baronessa?
            Baronessa. Mi pare un bel baggiano.
            Possiamo tralasciare di più complimentarlo.