Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/76

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70 ATTO TERZO

            Baronessa. A casa con chi andremo?
            Marchesa.  La gondola è vicina.
            Baronessa. Bene: verrò con voi, mia cara Marchesana.
            Marchesa. Anche al festin poss’io servirvi, se vi aggrada.
            Baronessa. Sì, mi farete onore; già anch’io sto sulla strada.
            Marchesa. Vedrem questo bell’abito, che sfoggierà Madama.
            Baronessa. Secondo me, la sua superbiaccia si chiama.
            Marchesa. Quel caro suo marito mi par che abbia del matto.
            Baronessa. Eh, non mi fate dire. Chi sa chi gliel’ha fatto?
            Marchesa. Certo che don Alessio non può far certe spese.
            Baronessa. Egli non ha d’entrata cento ducati al mese.
            Marchesa. Ed ella a tutta moda sempre ha le cose pronte.
            Baronessa. Per niente non coltiva l’amicizia del Conte.
            Contessa. (Senti?) (a Balestra)
            Marchesa.  Non dite forte.
            Baronessa.  Non san di chi si parli.
            Marchesa. Cento ducati al mese fa presto a consumarli.
            Baronessa. Per questo dalla gente si pensa e si ragiona,
           E poi chiaro si vede, che del Conte è padrona.
           Avete voi sentito, che al ballo ed alla cena
           Condurrà la figliuola di donna Rosimena?
            Marchesa. E condurrà la madre e il suo don Peppe ancora.
            Baronessa. Madama è la padrona.
            Marchesa.  Il Contino l’adora.
            Contessa. (Senti?) (a Balestra)
            Balestra.  (Non so che dire).
            Marchesa.  E la consorte?
            Baronessa.  Oh bella!
            Marchesa. Conviene che stia zitta.
            Contessa.  Perchè è una scioccarella.
           (Non posso più). (a Balestra)
            Balestra.  (Signora, andiam per carità).
            Contessa. (Zitto, non inquietarmi. Io voglio restar qua).
            Baronessa. Vedrete questa sera Madama esser padrona,
           E la moglie in un canto.