Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XI.djvu/79

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IL FESTINO 73

            Della Contessa amica io sono ed esser voglio.
            Recare altrui spiacere non devesi e non soglio:
            A lei principalmente, che tanto stimo ed amo.
            Anzi l’unica cosa che ardentemente io bramo,
            È di giustificarmi, ed il momento attendo
            Per renderle giustizia.
            Balestra. (Sentite?) (alla Contessa)
            Contessa. (Io non l’intendo).
            Marchesa.Madama, voi parlate con un linguaggio nuovo.
            Che il creda la Contessa, sì facile non trovo.
            Madama.Voi conoscete poco, signora, al parer mio,
            Chi è la Contessa, e meno sapete chi son io.
            Ella è una saggia dama, che ha virtuoso il cuore;
            Io sono una che apprezza le massime d’onore.
            In lei non si condanna l’amor che ha per lo sposo;
            Fa torto all’onor mio, chi lo dipinge odioso.
            Esempio è la Contessa di nobile costume,
            Io venero ed apprezzo della mia fama il nume.
            Chi lei, chi me tentasse schernir con lingua ardita,
            Son dama, e son capace di dargli una mentita.
            Baronessa.Non vi scaldate, amica.
            Marchesa. Schernirvi io non pretendo.
            Madama.In ciò son delicata.
            Balestra. (Sentite?) (alla Contessa)
            Contessa. (Io non l’intendo).
            Marchesa.A donna Rosimena non deste voi parola
            Di condurla al festino unita alla figliuola?
            Madama.Allor che di servirla tempo a risponder presi,
            Di pregar la Contessa per introdurla intesi.
            Baronessa.Se attender voi volete che la Contessa il dica,
            In casa sua al festino andrete con fatica.
            Madama.Protesto che del ballo non spingemi il desio;
            Ma s’ella lo gradisse, v’andrei per l’onor mio.
            Il mondo scellerato di noi parla in tal guisa,
            Che siamo ingiustamente l’una e l’altra derisa.