Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XII.djvu/105

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IL CAVALIER GIOCONDO 99

E se tale son stato, almeno io mi consolo,

Che ne conosco tanti e che non son io solo. (parte)
Lisaura. Ora ch’è mio marito, non lo sarà più certo;
Di farlo galantuomo aver io voglio il merto.
Poichè per sperienza ho appreso anch’io da tanti,
Che sempre è lacrimoso il fine dei birbanti. (parte)
Cavaliere. Voi, presto, i cento scudi andatele a contare (a Fabio)
Fabio. Essi alla barba vostra li andranno a scialacquare. (parte)
Cavaliere. Sentite? Io li regalo, e mi diranno il matto.
Madama. È sempre bene il bene, e quel ch’è fatto, è fatto.

SCENA IX.

Il Conte di Bignè e detti.

Conte. Ecco, la sedia è qui. (a madama Bignè)

Madama.  Cavalier, vado via.ù
Avrò in memoria sempre la vostra cortesia;
Pregovi, che venghiate a ritrovarci poi.
Cavaliere. Madama, trattenetevi, voglio venir con voi.
Madama. Padron, ma fate presto.
Cavaliere.  Subito. Voi verrete?...
(a madama Possidaria)
Possidaria. Sì, se siete contento.
Madama.  Ma presto, se volete...
Possidaria. Subito. (parte)
Cavaliere.  Io vo alla posta.
Madama.  S’aspetterà poi troppo.
Cavaliere. Ecco, vado di trotto e tomo di galoppo. (parte)
Madama. Sono lesti i bauli? (al conte di Bignè)
Conte.  Li lega il postiglione.
Ma se aspettate gli altri...
Madama.  Gli altri avran discrezione.