Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1911, XII.djvu/107

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

IL CAVALIER GIOCONDO 101

Madama. Presto, don Alessandro, correte dietro a lei.

Fabio. Mai più, disse giurando, non voler cicisbei:
Ora ch’è maritata, vuol far vita migliore.
Alessandro. Madama, di servirvi donatemi l’onore.
Madama. Guardate se i bauli hanno legati ancora. (a Fabio)
Fabio. Aspettate un momento. Torna il padrone or ora.
(parte)
Alessandro. Della mia servitute così voi mi pagate?
Madama. A trattar colle donne ad imparare andate.
Chi di servir s’impegna, dee farlo ad ogni costo:
Dee meritar, soffrendo, di mantenersi il posto;
Prendere in buona parte rimproveri ed asprezze,
Pagare a caro prezzo i scherzi e le finezze;
Sfuggir ogni occasione di darle un dispiacere,
E quel che le dispiace, saperlo prevedere.
Lasciar ogni amicizia, star seco in compagnia,
Cambiar, quand’ella cambia, il pianto o l’allegria.
Non deve dir ch’è buono quello che piace a lui.
Ma regolar si deve con il piacere altrui.
Come la bella impone, no deve dire, e sì.
Deve vegliar le notti, e sospirare il dì.
Soffrire anche talvolta qualche rivale al fianco.
Venir per gelosia rosso nel viso e bianco;
Ma non ardir giammai di dir quel che ha veduto,
Di risarcir sperando il poco che ha perduto.
Cedere talor deve la mano al forestiere;
Mai parlar di vendetta, mai pretensioni avere.
Parlar quand’ella parla, tacer quand’ella tace;
Saper quando il parlare, quando il tacer le piace.
Soffrir qualche insolenza, soffrir qualche strapazzo,
A costo anche talvolta d’esser creduto un pazzo.
Chi non sa far s’astenga, chi lo vuol far lo faccia:
Voi non sapete farlo, e ve lo dico in faccia.
Io sono intollerante; voi siete un agghiacciato;
Con pena e con dispetto finor v’ho tollerato.